I Rakuriosi - Sfida all'ultimo raku


Vai ai contenuti

Ugo Paolelli

Artisti > Elenco > Raku:punti di vista

La parola RAKU evoca tradizioni e paesaggi lontani, ambienti e culture diversi, avvolti da un’aura di lieve mistero che incuriosisce e “provoca” chi ha sete di conoscenza e stimoli intellettuali.

Oggi con la forza della globalizzazione le distanze vengono annullate con un “click” e subito crediamo di aver superato tutti gli steccati.
Ma non è sempre così.
Quello che noi abbiamo importato in occidente è un RAKU addomesticato alle nostre esigenze pratiche ed estetiche, un RAKU che si nutre delle nostre tradizioni e delle materie prime che abbiamo in abbondanza. Per noi la realizzazione di manufatti non ha
limiti culturali e quindi libera la creatività dell’artista mentre in Giappone il RAKU viene praticato per produrre esclusivamente recipienti legati alla cerimonia del te.
Possiamo elencare tre importanti fattori che caratterizzano il nostro RAKU:

Il secondo è la preparazione e l’utilizzo di smalti idonei a questa tecnica.
Il terzo fattore, la
riduzione, è sicuramente di grande importanza in quanto in grado di determinare notevoli variazioni sul risultato finale.

Non ci soffermeremo troppo sul primo fattore dal momento che gli impasti per RAKU sono largamente presenti sul mercato. Vogliamo solo segnalare gli elementi che maggiormente rendono un impasto resistente allo shock termico: il talco e la pomice. Il talco, idrosilicato di magnesio, è un materiale a basso coefficiente di dilatazione. La pomice è una pietra vulcanica molto porosa e ricca di silice e allumina; tritata e miscelata ad impasti refrattari conferisce agli stessi resistenza alla cottura e allo shock termico.


Gli smalti per RAKU è bene che maturino a basse temperature per rendere la cottura più semplice e alla portata di tutti.
Disponendo di normali smalti per maiolica con fusione intorno ai 950°C è possibile miscelarli con fritte fondenti in queste proporzioni: 60% smalto – 40% fritta. Otterremo uno smalto leggermente trasparente con fusione sui 900/920°C (facilmente raggiungibili con piccoli forni muniti di un solo bruciatore a gas). Le fritte possono essere piombiche o alcaline. Buoni risultati si ottengono con la friita FFA 5 della COLOROBBIA, apiombica e craquele, che unisce alla sua assoluta tossicità, la capacità di combinarsi con qualsiasi smalto, anche piombico.
Un altro modo per comporre smalti RAKU è quello di preparare una fritta base (90% FFA 5 – 9% - 1% bentonite) e ad essa aggiungere varie percentuali di ossidi coloranti.
Le percentuali di ossidi consigliate:
-cobalto……………dallo 0,1% al 2%
-ferro……………….dal 5 % al 20%
-cromo…………….dallo 0,1% al 2%
-manganese…….dallo 0,1% al 2%
-rame……………….dall’ 1 al 15%

Sono possibili miscele di ossidi diversi senza superare le quantità indicate.

Se siamo interessati ad ottenere smalti con riflessi perlati di grande effetto cromatico possiamo aggiungere alle nostre composizioni almeno l’1% di nitrato di argento.
Un trucco escogitato da alcuni ceramisti è quello di cuocere preventivamente in normali forni i propri manufatti smaltati per poi sottoporli a nuova cottura in forni RAKU e alla successiva
riduzione. Questa operazione consente un maggior rigore nella smaltatura.

Riduzione. E’ utile ricordare che nella tradizione giapponese non è prevista la riduzione in quanto, a fine cottura, i pezzi vengono estratti dal forno e fatti raffreddare all’aria o immergendoli in acqua.
Da noi si è invece preferito tentare nuove sperimentazioni introducendo la riduzione, operazione di grande spettacolarità.
Si procede estraendo i manufatti a fine cottura con lunghe pinze e adagiandoli su di un letto di segatura o altro materiale combustibile, in terra o in recipienti metallici. Si svilupperà subito un piccolo incendio. Se provvediamo a coprire i contenitori le fiamme si spegneranno e il fumo avvolgerà i pezzi in fase di raffreddamento. Avremo così creato un’atmosfera riducente (da cui
riduzione) ovvero assenza di ossigeno che produrrà sugli smalti riflessi metallici molto appariscenti. Le superfici non smaltate invece appariranno completamente nere per la penetrazione del fumo e creeranno contrasti esteticamente molto apprezzabili.
Una variante è costituita da riduzioni ottenute nel forno stesso introducendo all’interno (a fine cottura) materiali in grado di generare fumo.
Alcuni artisti usano introdurre alcol nel forno chiudendo poi tutte le aperture. Questa operazione comporta tuttavia dei rischi che è bene non correre senza un’adeguata preparazione.

La fantasia non ci manca, la strada a nuove sperimentazioni è aperta: coraggio e buon lavoro!

Ugo Paolelli



Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu